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dott.ssa MARIANGELA SEMENZATO
Pedagogista clinico

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QUAL’E’ LA DIFFERENZA TRA PEDAGOGISTA CLINICO E PSICOLOGO?

Le due professionalità hanno iter di studio differenti e possono scegliere ambiti differenti d’intervento.

La cosa che accomuna i due professionisti è il lavoro con la persona, alla ricerca di un suo benessere ed equilibrio. Per questo motivo possono collaborare attivamente per creare un intervento che sostengo diverse aree ed aspetti della vita di una persona.

Il Pedagogista Clinico lavora soprattutto attraverso tecniche e metodologie pratiche, rendendo così la persona protagonista del proprio cambiamento; si parte dalla situazione qui ed ora, senza analizzare il passato o il contesto in cui vive il singolo; vengono offerte strategie di intervento immediate e sperimentabili anche durante le proprie giornate.

Gli aspetti maggiormente coinvolti nel percorso pedagogista clinico sono le emozioni e la motivazione personale, motori del cambiamento. Si cerca inoltre il coinvolgimento attivo delle persone che circondano il singolo, come i familiari ed i docenti, per creare un lavoro sinergico.

Non occorre al Pedagogista Clinico la definizione di una diagnosi per iniziare il percorso, ma quest’ultimo inizia già dal primo incontro di conoscenza, senza necessità di definire o “etichettare” una persona, dando un nome alle sue difficoltà. Si lavora soprattutto sulle potenzialità, utili fonti per compensare incertezze e problematiche sorte nella quotidianità.

LA PERSONA VIENE VISTA IN MODO “OLISTICO”, CIOE’?

Significa ottenere una conoscenza ed elaborare un percorso d’intervento a 360°, tenendo conto tutte le aree della persona: delle emozioni, dei comportamenti ed atteggiamenti, delle relazioni interpersonali, delle aspettative ed ambizioni… una persona è composta da molti ambiti che si intrecciano ed interagiscono tra loro influenzando lo sviluppo e la vita quotidiana.

Compito del Pedagogista clinico, per ricreare un equilibrio nella persona, è di conoscere e lavorare attivamente su tutte le aree della persona, così da creare un lavoro completo ed armonico.

IL “PEDAGOGISTA” CLINICO NON SI RIVOLGE SOLO AI BAMBINI?

La competenza di Pedagogista nasce nel mondo dell’Antica Grecia, dove il termine “paidagogia” significa “educazione del bambino” e designa la disciplina che studia i metodi, le tecniche ed i problemi relativi all’educazione.

Nel corso della storia tale disciplina ha assunto significati, spazi di lavoro ed obiettivi collegati al periodo storico ed al valore che veniva dato allo sviluppo dell’uomo. Inizialmente per cui era indirizzata al bambino che doveva crescere come uomo politico nella sua città, successivamente legato anche alle regole della morale e della religione, sino alla didattica ed all’apprendimento.

Oggi l’educazione è definita “permanente” poiché può coinvolgere la persona dagli o ai 100 anni, ogni persona può migliorare la propria condizione, il proprio stare con gli altri in qualsiasi contesto ed età viva: l’obiettivo rimane sempre il benessere emotivo, relazionale e sociale di una persona nel suo contesto di vita.

Inoltre la persona per vivere bene con se stessa dovrebbe analizzare ed imparare a convivere al meglio con le persone intorno, e con le emozioni che all’interno: un lavoro a 360° all’esterno ed all’interno.

L’ONORARIO PUO’ ESSERE DETRATTO FISCALMENTE?

Certo, la fattura emessa può esser inserita nelle Dichiarazioni di Reddito annuali, sotto le spese mediche.

Occorre chiedere al proprio commercialista se sia necessario anche un’impegnativa del medico curante che prescriva un “percorso Pedagogico Clinico”: in alcuni casi alcune persone non hanno avuto necessità di questa procedura, potendo scaricare la fattura come fosse una visita medica.

QUAL È SOLITAMENTE LA FREQUENZA DEGLI INCONTRI?

La frequenza ottimale, soprattutto all’inizio del percorso per avviare una maggiore conoscenza ed un rapporto di fiducia ed empatia, sarebbe 2 volte la settimana.

Dopo il primo periodo di conoscenza, al momento della restituzione del Pedagogista Clinico delle informazioni assunte e del percorso ideato, si concorda con la persona la frequenza di incontri secondo gli impegni settimanali.

Molte volte infatti gli incontri Pedagogico Clinici si devono inserire in settimane molto intense, con impegni scolastici o lavorativi, sportivi e familiari: ottimale sarebbe comunque 2 volte la settimana per ottenere risultati efficaci in minor tempo e duraturi.

QUALE RAPPORTO C’E’ TRA PEDAGOGIA CLINICA E CROMOTERAPIA, o eucromia?

La Pedagogia Clinica, come disciplina olistica, si rivolge alle diverse aree della persona: il colore è insito nella quotidianità del singolo e della collettività attraverso abiti, oggetti, cibo…

Lavorare attraverso il segno grafico comporta anche un lavoro con il colore, che può stimolare positivamente l’espressione di stati d’animo, emozioni o idee difficili da esprimere verbalmente. Il tratto grafico può aiutare inoltre a conoscere e riconoscere la propria motricità, il proprio respiro e la distensione muscolare: il colore amplifica queste percezioni e supporta il lavoro del segno grafico attraverso le vibrazioni che ci portano a percepire visivamente le diverse tonalità.

Molti studi sottolineano come le persone non vedenti riescano, attraverso la percezione delle vibrazioni energetiche sprigionate dalle superfici colorate, a distinguere le tonalità di oggetti, tessuti…

L’importante quindi è allenare la nostra capacità di percepire ed assaporare la realtà che ci circonda, e che spesso ci sfugge troppo velocemente.