IN AMBITO FAMILIARE
A volte possono accadere tensioni tra fratelli, o un bambino può vivere momenti di preoccupazione dopo aver ascoltato discussioni “dei grandi”: una persona nell’età dello sviluppo possiede una sensibilità ed una capacità di comprensione più limitata di un adulto e questo può creare in lei interpretazioni distorte… Tutte queste sue osservazioni, che si tramutano in idee e convinzioni, incidono sul proprio equilibrio emotivo e relazionale, e soprattutto sulla sua serenità.
La famiglia è come un NIDO per il bambino: in esso ricerca armonia, calma, continuità e una buona dose di complicità con gli altri membri.
Ma spesso queste cose non sono tutte presenti contemporaneamente per numerosi fattori e motivazioni. Possono verificarsi situazioni di difficoltà lavorativa per i genitori, tensione nei rapporti tra i familiari, periodi difficili per i fratelli, e molto altro… Una famiglia infatti è una combinazione di RELAZIONI e di SCAMBI, dove ogni membro ne è protagonista ed attore.
A volte possono crearsi momenti di tensione anche con i fratelli: incomprensioni, nervosismi o caratteri molto diversi possono portare a vere e proprie “antipatie”. I fratelli e le sorelle sono inclusi nella famiglia e non si possono scegliere, come invece si può con gli amici: a volte caratteristiche diverse possono innescare una specie di forte incomunicabilità che va a ledere tutta l’armonia familiare.
Credo opportuno riflettere sulla VULNERABILITA’ del bambino nei momenti di confusione o di tensione, difficili, incomprensibili e a volte insormontabili con le poche risorse e capacità.
Un bambino allora può trovare in una “figura” estranea la possibilità di confidarsi ed esprimere pensieri: questo strumento di sfogo può essere un foglio da disegno, un quaderno o diario da annotare o una persona estranea all’ambito familiare.
Questa persona estranea può essere il Pedagogista Clinico, che attraverso il QUADERNO DELLE EMOZIONI, il DISEGNO ONIRICO, i RACCONTI EMOTIVI e le tecniche GRAFICO-PITTORICHE può strutturare un percorso di riconoscimento ed analisi del mal-essere con il bambino e per il bambino.
Spesso PARLARE o SCRIVERE può aiutare a narrare la situazione negativa a distanza di tempo vedendola così in modo più obiettivo, rivivendo in parte le emozioni vissute e le azioni compiute, come uno spettatore della scena: a volte un bambino può così essere accompagnato a identificare una possibile soluzione alla particolare situazione difficile. Parlare o scrivere può aiutare anche a diminuire la tensione emotiva, creatasi dopo aversi fatto carico di alcune “cose da grandi” (discussioni, tensione, racconti).
Un percorso pedagogico clinico può accompagnare ad una maggiore accettazione dell’altro, sia esso genitore, familiare o fratello; soprattutto può accompagnare ad una legittimità e regolamentazione civile nella condivisione di spazi e tempi familiari. Questo percorso cerca di:
-
creare una distensione emotiva, dall’ansia e dalla rabbia divenuta quotidiana;
-
riconoscere i pregi altrui, spesso offuscati dai difetti percepiti;
-
ricercare gli aspetti in comune, e la possibilità di creare mutuo-aiuto in famiglia;
-
sperimentare una serie di strategie e regole, per rendere possibile e serena la convivenza.
A SCUOLA
Spesso i genitori vengono informati dagli insegnanti che:
“…il proprio figlio non si comporta in modo adeguato, vive la quotidianità scolastica in tensione e a volte non vive in modo positivo i rapporti con i compagni…”
Queste possono essere alcune MANIFESTAZIONI di DISAGIO: un disagio osservabile nell’ambiente scolastico, probabilmente creato da particolari situazioni, episodi vissuti dal bambino, forse non raccontati né esternati, ma che hanno creato in lui una ferita ed un segno. Possono essere accadute prevaricazioni, incomprensioni nel gruppo classe, che a volte possono sfuggire anche ad un occhio vigile come quello dell’insegnante.
La cosa importante è riuscire ad AFFRONTARE questi vissuti, e riportare distensione nel bambino che lo accompagni passo passo a ricreare relazioni ed emozioni positive.
Ricordiamo che l’apprendimento positivo ha come base la serenità e lo scambio tra coetanei e con le figure docenti di riferimento: a scuola quindi dovrebbe essere perseguito un clima relazionale armonico e comunicativo.
A volte però il bambino sperimenta episodi negativi, che poi tiene per sé: questo può avvenire per molti motivi, come la riservatezza del proprio carattere, il timore di esprimere propri giudizi o di mettere in cattiva luce le persone coinvolte…e spesso amici, familiari o insegnanti vengono percepiti come troppo “assorbite” nella situazione.
A volte è utile un estraneo: che possa offrire ascolto disinteressato, proponendo strategie per affrontare la situazione a testa alta, e per accompagnare il bambino a ricucire quella ferita che si era creata. L’esternazione dei propri vissuti e la rielaborazione delle proprie emozioni, in un clima distensivo e di fiducia, sono le basi di un PERCORSO PEDAGOGICO CLINICO volto a:
-
aumentare l’autostima nel bambino, che ora esprime un mal-essere;
-
analizzare e ricomporre le relazioni interpersonali intaccatesi;
-
confrontare la visione del bambino con quella del genitore e degli insegnanti, per riportare in lui così percezione di realtà;
-
creare un confronto con il corpo docenti,per delineare insieme le strategie più adatte;
-
lavorare sulle principali emozioni del bambino, attraverso attività ed esperienze ludico-motorie;
-
proporre eventualmente un percorso anche al gruppo classe del bambino.
CON I COETANEI: BULLISMO
Un bambino vive quotidianamente momenti liberi dagli impegni scolastici, dai compiti e dalla vita familiare: può essere impegnato in uno sport o in giochi liberi con amici e conoscenti. Anche in questi momenti possono accadere episodi importanti per un bambino, basilari per la sua crescita, ma a volte difficili da affrontare e condividere.
Possono accadere episodi di BULLISMO: siano essi prepotenze, disonestà, isolamento dalle attività…ecco alcuni esempi di comportamento prevaricatore da parte di uno o più coetanei nei confronti di una persona scelta come “vittima”. Spesso viene così toccato l’orgoglio e l’intimità della persona, anche per questo gli episodi non vengono raccontati. Tali aggressioni però influenzano il benessere ed il carattere del bambino: aumentando la paura e l’ansia se deve uscire da solo, rendendolo molto più prudente ed attento, fino all’eccesso, facendo così diventare il bambino isolato e silenzioso, come se cercasse di nascondere qualcosa…
Quando un adulto nota questi atteggiamenti e cambiamenti nel bambino, sarebbe opportuno si rivolgesse ad un esperto, per rendere più facile al bambino la condivisione dell’accaduto e delle sue emozioni, ricreando in lui un buon livello di autostima ed offrendo strategie per affrontare tali episodi.
Possono essere utili 2 tipologie di percorso:
-
a livello individuale: dove il genitore, constatato l’accaduto, può accompagnare il bambino dal PEDAGOGISTA CLINICO, che nello studio porrà la sua attenzione a: conoscere e riconoscere l’emotività della persona;
-
intraprendere un percorso per stimolare una sana autostima personale;
-
cercare di sviluppare una capacità di reagire agli eventi negativi della vita;
-
riflettere sulla gestione dei comportamenti e degli atteggiamenti in gruppo;
-
analizzare ed intraprendere una comunicazione positiva con gli adulti.
-
a livello di gruppo classe: interessando anche il gruppo classe ed il consiglio docente, presentando un progetto che responsabilizzi e coinvolga tutti io compagni di classe, siano essi bulli, spettatori o vittime. Questo percorso si intitola ANTIBULLISMO e coinvolge il maestro Mario Spillere, che da anni ha esperienza con bambini e adolescenti sul tatami della sua palestra e negli istituti scolastici.

