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dott.ssa MARIANGELA SEMENZATO
Pedagogista clinico

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...STA POCO ATTENTO...NON STA MAI FERMO

Può capitare che un genitore, a colloquio con l’insegnante, viene descritto un bambino che:

  • non è in grado di stare seduto al suo banco

  • non riesce a mantenere l’attenzione per più di 5/10 minuti su un’attività

  • a volte riesce ad eseguire solo attività che gli piacciono o che lo interessano, le altre sono per lui indifferenti o da evitare

  • cerca in qualsiasi matita che cade, risata del compagno, movimento del vicino un’occasione per distrarsi

  • continua a giocherellare con penne, astuccio, quaderno, cartella…

  • non riesce ad organizzare il proprio materiale sul banco e nello zaino

  • dimentica spesso libri e quaderni a scuola non scrive adeguatamente i compiti per casa sul diario

  • chiede spesso di uscire dalla classe

Durante la scuola primaria al bambino vengono trasmesse importanti nozioni (numeri, lettere e parole, le caratteristiche degli ambienti, il tempo autobiografico e storico) ed abilità (“leggere, scrivere e far di conto”).

Inoltre vengono presentate regole sociali e di convivenza civile, utili e necessarie per la vita di gruppo (aspettare il proprio turno, rispettare le altre persone, aiutare un compagno in difficoltà, seguire l’insegnante come punto di riferimento…).

Un bambino che presenta una combinazione di scarsa concentrazione e memoria, difficoltà nell’organizzazione dello spazio e del tempo, incapacità di controllo motorio può vivere come studente alcune difficoltà al livello relazionale e cognitivo.

Le reazioni di un piccolo studente che percepisce come insormontabili e inadeguate le richieste degli insegnanti e del contesto scolastico possono scatenare in lui diverse reazioni, come:

una chiusura, isolamento dal gruppo e mancanza di motivazione nell’affrontare le consegne e le attività (al contrario) irrequietezza, rifiuto verso le proposte, aggressività o scatti d’ira per una rabbia incontrollabile verso sé e verso l’ambiente circostante.

Importante è:

  • l’osservazione dei comportamenti, poiché ogni atteggiamento è un messaggio delle emozioni e delle idee che il bambino ha in quel momento;

  • il coinvolgimento del gruppo docente, che può offrire un quadro del bambino all’interno dell’ambiente scolastico, s livello relazionale e cognitivo, le sue potenzialità e le sue debolezze;

  • lavorare parallelamente a casa, attraverso la sperimentazione di strategie e strutturazioni utili ad offrire al bambino maggiore autonomia ed organizzazione nel contesto familiare;

  • intraprendere un percorso individuale con il bambino nello studio, di autoconoscenza e scoperta delle proprie abilità e delle proprie difficoltà, accrescendo così la propria autostima e predisponendo la disponibilità a sperimentare nuove tecniche e metodologie di studio.

L’obiettivo del percorso pedagogico clinico consisterà quindi nel partire da una conoscenza , giungendo alla strutturazione di un METODO DI STUDIO ad hoc, creato come un vestito sul particolare bambino.

 

 


LOCANDINA "“PROGETTO FINESTRA”"